…Quell’Idiota di Nostro Fratello!
Come ogni anno, immancabile, la metafora dell’ingenuo cittadino eccentrico sognatore torna dal profondo sepolcro in cui l’avevamo rinchiusa e ci sfracella gli ultimi neuroni in attività con la sua carica di bonaria ingenuità. Il periodo d’uscita è stato quello ideale: dopo un anno di crisi, alla vigilia delle non ferie, e con la voglia di uccidere anche il cincillà batuffolino bello bellino del vicino, il pubblico sarà certamente ben disposto verso una pellicola di questo tipo. Riuscirà il protagonista, Paul Rudd, a sopravvivere al prevedibile linciaggio verso la fine del decimo minuto e a scappare dal suo manager in tempo per accettare un altro ruolo demente?
Stati Uniti, città campagna e campagna città in giornata. Ned Rudd è un agricoltore biodinamico che, in compagnia del suo cane, Obi Wan Kenobi, vende i suoi prodotti naturali nei mercatini dei fricchettoni. Una mattina, facendo leva sulla sua scaltrezza, paragonabile a quella di uno in coma irreversibile, uno sbirro si fa vendere un sacchetto di marijuana e poi lo arresta per spaccio. Uno così si merita il peggio e, per la gioia dello spettatore, il peggio accade: uscito di galera, in libertà vigilata, dove era adorato, anche fisicamente, da tutto il braccio della morte, Ned scopre che la sua tipa, Janet, si è accoppiata con un disadattato, Billy, e gli ha sequestrato il cane. Per trovare soldi e riprendersi l’amato Obi Wan, l’uomo torna in famiglia: un lombrosario composto dalla mamma con un debole per il vino in cartone e dalle tre sorelle Liz Mortimer, sciatta ammogliata con prole; Miranda Banks, giornalista che la fa annusare al vicino di casa senza quagliare; e Nathalie Deschanel pseudo lesbica che non disdegna il tarello, perché l’importante è trombare.
Dopo un paio di notti da incubo da mamma, Ned si trasferisce da Liz e comincia a lavorare con il marito, Dylan, documentarista fallito e filosofo del cazzo: nel senso che gira documentari solo sulle donne che si sbatte a ripetizione. Chi patisce di più la situazione è il figlio della coppia, River: oltre al fatto di chiamarsi Fiume, il bimbo è costretto a vivere new age e a frequentare corsi di ballo pur essendo un convinto sostenitore della violenza fisica e delle arti marziali. Ned cerca di svegliarlo un po’, ma è immediatamente cacciato da casa dopo aver fatto vedere “The Pink Panther” al pupo (un’onta da lavare con il sangue: può un grande film imbrattare questa pellicola di merda?) e aver scoperto Dylan nudo che si impalmava la sua musa del momento. Trasferitosi da Miranda, sempre a caccia dello scoop per Vanity Fair, Ned entra nella sua vita con la leggerezza di una panzanella di tre giorni nello stomaco di un dializzato.
All’inizio sembra andare tutto bene, soprattutto quando le fornisce informazioni confidenziali per un suo articolo, raccolte flirtando con la protagonista del pezzo. Poi, per mantenere integro il filotto della devastazione famigliare, la sputtana con il vicino Jeremy, sciorinando tutte le cattiverie di Miranda su di lui, che smette improvvisamente di agognare il profumo del suo clitoride, e le rovina la carriera, non confermando le informazioni passate alla sorella di fronte a una commissione legale di Vanity Fair presieduta da Kermit la Rana. Miranda, che ha il piglio di Piggy, lo caccia a pedate in culo da Nathalie, che condivide l’appartamento con la compagna Cindy, uoma di razza e avvocato civilista a tempo perso. Neanche il tempo di mettere il deretano a mollo e Ned viene investito da uno tsunami di cazzi omosex: Nat si è fatta sbattere da un maschio ed è rimasta gravida! Di sicuro il bambino non avrà difficoltà in uscita, considerato che c’è un’autostrada a sette corsie in quella vagina.
In un tentativo di rapimento di Obi Wan Kenobi, presso la fattoria di Janet, Ned si lascia scappare la cosa con Cindy, all’oscuro di tutto, e demolisce la serenità anche dell’ultima coppia inserita nella sceneggiatura. Lo stress aumenta a dismisura la sua intelligenza e l’imbecille confessa al suo ufficiale di sorveglianza di essersi fatto una canna, acquisendo il passaporto gratuito per il carcere, dove i serial killer cominciano a fare incetta di saponette. Ned preferisce comunque la galera alla sua famiglia, ma la madre e le sorelle capiscono quale patrimonio sia il ragazzo: senza la sua idiozia congenita sarebbero costrette a fare i conti con la loro. Ripreso il cane e portato da Ned, le donne riescono a pacificarsi con il fratello e a far qualcosa di buono con la loro vita, oltre a dispensare sesso pidocchioso a caso. Ned apre un’azienda di riciclaggio candele di cera e fa accoppiare il buon Obi Wan con la Principessa Leyla, una cagnolina conosciuta al parco insieme alla sua padrona affetta da psicosi maniacale.
Esaltante come poggiare i genitali sulla macina di un frantoio in funzione, il prodotto produce nello spettatore la stessa gioia di una doccia di alcool denaturato mentre ci si strofina con una grattugia. Foriera di grandi interrogativi etici, la pellicola introduce pressanti domande sulla necessità dell’eutanasia di Stato per chiunque possa rispecchiarsi nel quadro famigliare delineato nel soggetto. Immediatamente registrato come marchio dalla SC Johnson, il film lascia un tale vuoto dentro, in ogni senso possibile, che dal prossimo mese verrà commercializzato un nuovo sgorgante per cessi, chiamato “Our Idiot Brother”, molto più potente di “Mr. Muscle”. Complimenti a Paul Rudd, che con la sua naturalezza nell’interpretare il ruolo è stato capace di creare un sottile filo logico sottotraccia tra tutte le sue interpretazioni di rilievo (due!) e di fornire a posteriori la lettura corretta per “A Cena con un Cretino”: il cretino vero era lui e non Steve Carell.
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