giovedì 1 marzo 2012

03 - The Riccardelli Hall of Fame Induction is...

…Germano Mosconi!



Questo giorno doveva arrivare. Un giorno in cui si è piegato persino il grande Lucio Dalla, incapace di reggere alla notizia: Germano Mosconi è storia, le registrazioni a TeleNuovo sono storia, le carte con la cola che se taca ostia sono storia. Era il lontano 2007 quando, durante una trasferta in un punto vendita, un Capo Reparto Hi-Fi, appena licenziato, attaccò sull’impianto home theatre il noto successo musicale “Il Porcodrillo”, lo mise in ripetizione continua e spezzò la chiave della saletta non insonorizzata nella serratura in modo che si sentisse per tutta la giornata. La fede nel germanesimo portò quel giovane lavoratore a divulgare il verbo anche in una delle sue giornate peggiori. Lo sappiamo, Germano Mosconi non era uno stinco di santo, al massimo uno stinco, ma ciò che conta è la sua eredità, ciò che ci lascia sia in termini filosofici sia etici. Una carriera in difesa dei diversi, di coloro che, consci della piccolezza dell’essere umano, richiamano costantemente il divino e gli assegnano una dimensione facilmente comprensibile. The Riccardelly Society si occupa di cinema (e non vorrebbe fare diversamente), ma non può che assegnare “honoris causa” l’ingresso nella sua Hall of Fame a questo importante personaggio che, in un’ormai storica registrazione, fece di tutto per ricordare il suo film preferito: Bubù di Mauro Bolognini, lo spaccato di una società in evoluzione e di un’Italia del Nord ricca di piccoli drammi borghesi. Ricordiamo l’eccezionale mattatore, l’uomo capace di difendere con i pugni la propria professionalità contro l’avanzata dei raccomandati, l’immenso Germano, che lascia in noi un vuoto grande come un “ma che oooohhhh”, abbracciando un’ultima importantissima richiesta da rivolgere al Padre Eterno: accogli in Paradiso chi ha sempre avuto con Te un dialogo, duro, ma onesto, ricordando che la migliore qualità è la capacità di perdonare, e assegnagli un posto accanto a San Pietro di modo che, almeno lassù, nessuno sbatta la porta e la richiuda urlando. Caro Germano goditi un meritato riposo e se ti capita di incontrare quello che ti ha fatto innervosire chiamami, perché magari è lo stesso che fa innervosire tutti noi.

Sinceramente tuo,

Johnny Little Niggers

2 commenti:

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.