…War Horse!
La iattura corre su quattro zampe tra i campi di battaglia d’Europa e la posizione di dominio acquisita dalla sfiga epocale stessa vacilla pericolosamente. Persino il Re dell’Occulto si è arreso nella ricerca di tutti i peli irti e setosi su un cavallo di circa quattro quintali. Riuscirà un ragazzotto del Devonshire, sapendo che non c’è dono più divino che sopravvivere all’equino, a raccogliere la pesantissima eredità della mitica Wanda di “Cicciolina Number One” tenendo il pubblico inchiodato per circa due ore allo schermo a guardare le avventure di un ruminante?
Devonshire, Regno Unito. Le giornate tetre degli agricoltori locali sono allietate dalle fiere del bestiame, dove ognuno può bere a sfinimento e compiere le peggiori cazzate della sua vita. Sembra il copione di Ted, claudicante mezzadro che, giunto per acquistare un cavallo da tiro, torna a casa con un purosangue da corsa, comprensivo di autoradio, fendinebbia, sensori di parcheggio e fari allo xeno, per il modico costo di due fattorie e mezza. Per pagarlo, la famigliola deve utilizzare l’animale come bestia da soma e anche quando il peggio sembra essere passato, un’improvviso acquazzone fuori stagione distrugge i raccolti, unica fonte di reddito, e le speranze. Papà Ted, contro il parere del figlio Albert, che ha allevato il cavallo come un cugino del nipote del fratello di suo nonno, capisce subito che c’è puzza di iella nera e rifila l’equino, battezzato Joey, a un rampante tenente di cavalleria prossimo alla partenza per la Grande Guerra.
Alla prima carica in battaglia, complice un capitano evidente frutto di un rapporto tra consanguinei, il tenente viene crivellato come un setaccio da un nido di mitragliatrice tedesco, il capitano catturato e i cavalli appartenuti ai due arruolati tra le file dell’esercito del kaiser. L’ondata di fortuna si abbatte sull’esercito tedesco, che da quel momento non vince più una battaglia, ma soprattutto sui due stallieri che, per non finire al fronte, disertano, insieme ai cavalli, e vengono intercettati, dentro un vecchio mulino abbandonato, da una pattuglia che li fucila sul posto. Joey porta più sfiga del pupazzo Gnappo, ma gli umani non lo sanno e continuano imperterriti a curarlo come fosse una benedizione del cielo. E’ il turno della piccola Emilie e di suo nonno, proprietario di un ridente frutteto da marmellate, che, dopo aver vissuto per anni isolati dal mondo, vedono passare da casa loro quindici battaglioni di artiglieria prussiana che requisiscono anche gli escrementi dalla latrina.
La bimba protegge i due cavalli dal primo raid, ma non può nulla pochi giorni dopo e le due bestie vengono unite al battaglione per trainare il cannonissimo Elsa: un micidiale aggeggio del peso di qualche tonnellata capace di spararle più grosse del ministro Fornero. Mentre il cavallo del fu capitano arranca, Joey spacca il sederino in quattro anche ai più nerboruti cavali da tiro, tanto che uno stalliere paciarotto si affeziona a lui e lo coccola ignaro che la nera signora con la falce incombe sulla sua lurida pellaccia. Nel frattempo, il buon Albert è stato chiamato al fronte insieme al suo amico del cuore Carne da Cannone, un uomo con scritta in fronte la data di scadenza. Al primo assalto, infatti, i due, pur sopravvivendo al tiro di quarantasette mitragliatrici, finiscono gassati in una trincea: Albert resta temporaneamente cieco, mentre Carne da Cannone viene letteralmente polverizzato.
Sul fronte avverso Joey assiste alla morte del suo compare equino, all’arresto con infamia dello stalliere e ai rovesci militari tedeschi. Basta, è ora di finirla con questi morti non causati da lui: l’animale corre come un forsennato e travolge un carro armato, dieci battaglioni, trentanove cavalli di Frisia e due lavandaie, prima di essere atterrato da un groviglio di metallo, sfiorando il record di quaranta cavalli Frisia appartenuto a suo nonno. Liberato da una missione equinitaria anglo tedesca, il portatore di rogna viene condotto nell’infermeria britannica, dove il capitano medico, onde evitare una strage annunciata, lo cura e lo fa ricongiungere ad Albert che lo riporta nel Devonshire, a una distanza tale da non nuocere ai centri abitati, alle campagne, ai raccolti, ai soldati che ci riescono benissimo da soli e, a Dio piacendo, anche agli spettatori (ammesso che Spielberg non lo impieghi come nuova incredibile arma contro i nazisti nel prossimo “Indiana Jones e il cavallo dei cavalli di Frisia”).
Polpettone sentimental-animalistico indigeribile, il film commuove solo coloro che hanno investito tutti i risparmi non tassati dal governo nel biglietto senza puntare sulla moderna industria della caffeina. Incompiuto capolavoro della regia ripetitiva, il lungometraggio fonda la sua fortuna commerciale sull’essere candidato a tutti i premi possibili, senza riuscire a vincerne uno, in modo da occupare con facilità i primi trenta secondi del suo trailer. Modesta come una sveltina dopo sei ore di nuoto nelle acque polari, l’opera potrebbe essere venduta alle principali compagnie di navigazione oceanica come rompighiaccio: nelle sue due ore di durata distrugge il pack degli astanti come mai si è visto. Menzione d’onore per il cavallo Joey che regge da solo il pathos recitativo in mezzo a una muta anarchica di cani randagi in costume.
Sleep-o-Meter: 02 –La Luna (Sonno Ortodosso)
Sleep-o-Meter: 02 –
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