…L’Amore in Valigia!
La memorabile commedia in salsa afroamericana si ripropone al grande pubblico con tutti i suoi migliori interpreti in un caleidoscopio di cattivo gusto e romanticismo spiccio. Tra doppi sensi e razzismo al contrario, finalmente il film definitivo in cui è difficile identificarsi anche per la popolazione di colore di una qualsiasi democrazia occidentale. Figurarsi per un idiota italiano svaccato sul suo divano. Riuscirà il cinema Perlana Nero Assoluto a lasciarci la sua edificante visione del mondo futuro e dei rapporti di coppia in modo da stimolare il sistematico accesso alla vasectomia?
Stati Uniti di una dimensione parallela. La giovane Montana Moore Patton batte ormai i trentacinque senza avere uno straccio di marito, mentre quel baldone della madre ne ha già seppelliti cinque. A mettere il carico da undici sulla vicenda, ci pensa il migliore amico William, imprenditore edile felicemente accoppiato, e la sorellina minore, in procinto di sposare un suo compagno di college, star del football. Mancano giusto i sette nani per avere l’incipit perfetto di una fiaba e le cose sembrano cambiare anche per Montana, un nome una garanzia per ogni partner occasionale, che ha iniziato a frequentare Graham, uomo d’affari in grana. Non stando più nella pelle, la donna si confida con i suoi colleghi assistenti di volo: Gail, popputa e assatanata di sesso, e Sam, un gay, bianco (unico del film) che è stato assunto per le pari opportunità in una compagnia aerea a totale presenza nera e utilizzata solo da clienti neri, maschi e aitanti.
Anche gli aeroporti degli States sono frequentati interamente da neri, ma quel piccolo esserino pallido continua a non sconvolgere nessuno. Arrivata dal suo bel Graham per il giorno del Ringraziamento, Montana viene montata (in una scena di sesso in cui lui indossa mutande nere con l’elastico alto e la scritta ricamata in rosso fuoco) e piantata in asso causa riunione di lavoro. Pedinato Graham, la hostess scopre che ha già famiglia e se ne torna in hotel con le pive nel sacco. Rincasata giusto in tempo per prendersi un po’ d’insulti dalla madre, Montala decide, con l’aiuto di Gail e Sam di incontrare in volo gli ultimi suoi ex al fine di trovare un futuro marito e presentarsi accompagnata al matrimonio della sorella. Si parte con un dj rapper, ma è accoppiato, poi si prosegue con un pastore protestante, ma è un pastore e quindi è fissato con la pecorina e si arriva a Langston: un assurdo candidato al Congresso a caccia di soldi.
Come primo giro fa peggio che schifo, ma la ragazza, imbeccata dal duo di deficienti, continua il tour, concedendosi pochi momenti di gioia con il suo amico fraterno William. Durante i pellegrinaggi, costellati da individui sempre più improbabili e in cui si vede sfocata in sottofondo una comparsa bianca accompagnata da un’asiatico (fatta la marchetta, ma dove sono gli ispanoamericani? Si vede che stanno sui coglioni anche ai neri), Montami incrocia Taylor, la ragazza di William, in compagnia della versione sfigata di Sylvester Pappone (c’è persino l’italoamericano monoporzione!). Cosa fare? Dire o non dire? I sentimenti si mescolano e non si capisce più chi ama chi e chi è infatuato da chi. Bene, forse siamo alla fine. A sparigliare arriva l’ultimo ex, Quentin, proprietario di un lussuoso albergo che propone a Montatemi un giro intorno al mondo senza legami amorosi.
Dopo un alterco con William, in cui lei spiattella tutto sulla fidanzata Taylor, Montateci decide quasi quasi di accettare la proposta di Quintino, ma prima deve chiarire i conti con tutti. Sfancula la madre, che la ringrazia e si dichiara orgogliosa di lei (????), e manda a puttane il matrimonio della sorella, inducendo il dubbio in quel grande pensatore che è il futuro marito, la cui testa sulle spalle ricorda un’oliva su una scrivania. Tornata a casa, dopo aver respinto il bell’albergatore perché lei vuole un marito, Montatevi apre il regalo di Natale di William: due biglietti per Parigi. Nemmeno il tempo di farsi la pipì addosso per l’emozione e si corre all’aeroporto dove i colleghi frenano la partenza solitaria di William e si può consumare la limonata dura con labbroni umidi e sensuali. Montana sarà montata almeno per venticinque anni, ponendo un solido freno alle nostre sofferenze.
Esempio classico di cinematografia di rilievo, il lungometraggio si staglia nel panorama della commedia come una soletta da scarpe utilizzata da almeno un anno ed emana i medesimi afrori esotici. Devastante sulla memoria a breve e lungo termine, la pellicola ha sul cervello umano gli stessi effetti nocivi del cromo esavalente sui polmoni, ma lascia molte meno possibilità di guarigione. Pennellata di maschilismo in salsa nerissima, il prodotto punta talmente sul cervello delle donne che la protagonista potrebbe essere tranquillamente senza tronco superiore senza che la trama ne accusi il benché minimo scossone. Una menzione particolare per il buon gay bianco che, dopo anni di discriminazione, vive in un mercato del sesso potenzialmente sterminato e dalle misure imponenti.
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