mercoledì 2 aprile 2014

138 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…I, Frankenstein!
Il cadavere puzzle più famoso del mondo torna mostrando il suo lato più umano, cioè le terga, diventando protagonista di un film scritto con una chiappa, costruito con l’altra e girato con tutta l’areola anale. Aaron Eckhart quando ha letto il copione era incredulo di fronte alla possibilità di fare quattrini a palate con una boiata del genere. Riusciranno il costumista e l’aiuto pulitore del cesso chimico del set a vincere la scommessa fatta con l’attore circa la possibilità di non dover rinunciare a quasi tutto lo stipendio di tre anni per pagargli l’onorario pattuito con la produzione?
Luogo sperduto vicino al boschetto della mia fantasia. Dopo aver ingaggiato con il suo paparino Viktor Von Frankenstein una lotta senza quartiere per avere uno straccio di puledra con cui fare zin zin, il mostro di Frankenstronz chiude la vicenda al Polo Nord, proprio come scrisse Maria Ascella (oggi ci sentiamo autarchici). Preso dal rimorso, il cadavere rimesso insieme con lo sputo decide di tornare a casa per seppellire il genitore, ma al cimitero è attaccato da un gruppo di demoni che assomigliano in modo inquietante ai Klingon di “Star Trek”. Dopo una colluttazione e l’intervento di due strani figuri un po’ evanescenti, il decomposto è condotto in una cattedrale al cospetto della Regina Leonore, capo dell’esercito delle gargolle, discendente di San Michele, unico baluardo contro il principe Naberius e la sua orda di 666 legioni di demoni (meno male che non ha una targa sulla porta di casa sennò pagava la TASI anche quella), che gli sequestra il diario di Viktor e se lo mette in cantina. Per quelli non ancora morti dal ridere: “me cojoni!”.
Il putrefatto la pensa evidentemente come il pubblico e per non essere coinvolto in questa enorme idiozia decide di auto esiliarsi per duecento anni. Successivamente, preso dal vago ricordo della puledra di cui sopra, rientra nella vita civile, scoprendo che la maggior parte del mondo non utilizza ancora il bidet ad eccezione di un paese che è più incivile per tutto il resto. Felice come una Pasqua, il mostro di Frankenstronz s’imbatte nuovamente nel conflitto tra demoni e gargolle. Privo di uno scopo, il marcione si mette alle calcagna di Naberius che tenta senza troppo successo di replicare sulle pantegane l’esperimento di Viktor: va bene l’amore per la topa, ma così è feticismo. Leonore, d’altra parte, fa la svenevole, lo invita a stabilirsi nella cattedrale e lo battezza Adam, come un modello di auto in voga tra i giovani. Di avviso diverso il capo gargollo Gideon, che trasuda testosterone e vuole lo scontro con il senz’anima. Tra uno scazzo e l’altro, verso la metà del film la bestia incontra la Dott.ssa Terra, capo progetto al servizio di Naberius.
Comincia così un percorso di avvicinamento alla gattina tra scuoiamenti di demoni, conflitti, trappole, assedi e scoregge. Sul più bello, gli sgherri di Naberius rapiscono Leonore e il bel Gedeone, per riaverla, consegna il diario di Viktor. Qui siamo all’apice del pathos, quindi è il momento di un panino. Tornati al seggio con la bocca ancora sporca di senape, si scopre che il disfatto ha recuperato il diario e lo ha consegnato alla sua figheira che lo ha riconsegnato a lui che lo ha portato a Leonore che ordina a Gedeone di ucciderlo. Purtroppo Gedeone fallisce e il film va avanti. Nel frattempo, grazie alla lettura del diario, Terra è riuscita a rendere fattivo il sistema per rianimare i cadaveri che serve a Naberius per creare tanti corpi senz’anima in cui far rientrare i demoni finiti all’Inferno. Ma il mostro di Frankenstronz ha scoperto tutto e vuole mandare a monte l’operazione per scappare in Polinesia con la dottoressa e mettere fine a un’erezione durata duecento anni.
Inseguito dai demoni e dalle gargolle, Adam conduce le ultime nel covo dei primi, convincendo Leonore della sua bontà nonostante l’eccessivo periodo di frollatura delle carni. Comincia un conflitto violento ricco di colpi bassi, da cui escono vincitrici le gargolle. Tuttavia il piano di Naberius sembra andare a buon fine. Il putrefatto cerca di arrivare a distruggere la macchina progettata da Terra, ma il principe dei demoni lo intercetta e lo mena come fosse un pesta carne sulla fettina panata. Bloccato, inoffensivo, Adam viene costretto a ospitare un’anima demoniaca. Lui spera tanto in quella di Linda Lovelace, ma purtroppo scopre di avere un’anima propria e vede sfumare anche le ultime possibilità di accoppiarsi. Incavolato come un militare in licenza che trova il bordello chiuso, stermina Naberius e salva il mondo. Tutte le donne rimaste sul pianeta inneggiano a lui, ma è già ora di inseguire un altro sogno: diventare il più grande cacciatore di demoni del mondo. Ha appena ucciso il capo dei capi dei demoni, quindi sarà prontissimo per il sussidio di disoccupazione per precari del Job Act di Matteo Renzi.
Pappone psichedelico gradito solo a psicopatici indemoniati, il lungometraggio è la cura definitiva per tutte le forme di schizofrenia conosciute dalla psichiatria contemporanea: a confronto di questa trama, il delirio paranoide è uno stato di estrema lucidità. Epica e coinvolgente come un tubetto di dentifricio caduto dentro al water, la pellicola toglie a qualsiasi spettatore la voglia di utilizzarla una seconda volta, a meno di non voler rivivere tutta la sintomatologia di una diverticolite allo stadio finale. Rampa di lancio per la scuola cinematografica australiana, il prodotto rappresenta l’ennesimo tassello al mosaico di schifezze scritte e dirette da Stuart Beattie che dovrebbe completarsi raffigurando la sua faccia. Apprezzato dalla critica impegnata, il film è talmente brutto che facilita la scelta tra tutti gli altri mai girati per qualsiasi premio di settore.

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