…The Bling Ring!
Era da “Il Giardino delle Vergini Suicide” che non mi rompevo così il sacco scrotale. Sofia Coppola di Minchia torna con il peggio del suo peggio, cioè il film scadente di denuncia sociale pubblicizzato all’inverosimile al fine di staccare il massimo assegno con il minimo sforzo. Come la Delta Force dell’ammorbamento emotivo, la regina dello scontato ci ripropone pari pari l’epopea della vita. Riuscirà la nostra eroina (non la regista, la droga) a farci provare uno straccio di sturbo e di empatia per un ammasso di attori emergenti appiccicati al set come decalcomanie al parabrezza dell’auto?
Los Angeles, Stati Uniti ricchi e beoti. Il povero Marc, stilista depresso senza uno straccio di modello con cui spassarsela, è sballottato da una scuola all’altra finché non piomba in un meraviglioso e alienante istituto scolastico per disadattati. Lì, tra atti di bullismo e foto inutili su Facebook, il ragazzo conosce Rebecca, una mezzosangue coreana con il tenore di vita di un magnate petrolifero e il portafogli di un clochard. Marc scopre immediatamente la ragione di tale discrepanza: durante le feste scolastiche la tipa va nel parcheggio e si spazzola le auto dei ricconi. Il ricavato viene devoluto alla sua compagnia di sgallettate: la cocainomane, Shannon, e due sorelle disfunzionali con la mamma strafatta di crack, Nicki e Sam (manca solo qualcuno che pratica il sesso auricolare e poi abbiamo tutto il lombrosario a disposizione). Marc dimostra subito la sua furbizia affezionandosi alla pazzoide.
Annoiati dai party in cui non possono mai andare a farsi con gli svips, i ragazzi cercano un divertimento. Chi potrà mai dare le grandi idee? Ma il creativo, chi sennò! Marc dice a Rebecca che un tale Ethan è andato in Giamaica con i genitori e lei pensa bene che sia giunto il momento di ampliare il business e svaligiare la casa. Il bottino è ottimo: due carte di credito, qualche migliaio di dollari, una Porsche Carrera 4S cabrio, una batteria da 12 pentole con fondo fuso alto un centimetro, una mountain bike con cambio Shimano, un montascale, un box doccia con la seduta per gli anziani e una padella da ospedale. Si corre subito a sputtanarsi tutto in alcool e droga, i beni d’investimento ormai quotati in tutte le borse del globo (non cercano delle escort solo perché sono quattro fichette e un biadesivo). Tra un assenzio e un tiro, ecco la grande pensata: ma perché non lo facciamo con la casa delle superstar?
All’inizio sono solo Marc e Rebecca a tentare l’impresa: vittima Paris Hilton, che alla faccia della privacy globale mette il suo indirizzo su interdet, dimostrando ciò che si dice circa il suo cervello, ossia che l’ha invertito con quello del cane grazie a un macchinario simile a quello di Frankenstein Junior. La casa di Paris è il trionfo del cattivo gusto, ma siccome il cattivo gusto ha mercato, i due Robin Hood de noantri fanno razzia di beni di lusso. Dopo aver raccontato tutto anche a Shannon, Nicki e Sam (come averlo pubblicato su Vanity Fair) comincia la ridda di furti e furtarelli: seguono nell’ordine quella figa di legno di Audrina Patridge (e chi cazz’è? Domanda d’obbligo), Lindsay Lohan e Rachel Bilson. Ovviamente il tutto è inframezzato da otto passaggi a casa di Paris per tirare su due stracci da sera e un chihuahua da borsetta.
I soliti ignoti idioti, tuttavia, saranno anche degli esperti di vita modaiola, ma non sanno una mazza di sistemi di sicurezza, tanto è vero che sono sgamati dalle telecamere di tutti i giardini, anche quelli delle ville che non hanno visitato. Portati al pubblico ludibrio su tutti i notiziari, anche se non ancora riconosciuti, i giovani vanno in pappa: Marc ha una crisi isterica tipica del suo sesso, Nicki, Shannon e Sam cominciano a dare retta alla strafattona della madre e Rebecca parte per il Nevada (non sapendo che c’è l’estradizione). Partono gli arresti, i traumi giovanili, e la custodia cautelare. Marc nervi d’acciaio, dopo una notte in gattabuia con il martello della West Coast, un negro di duecento chili, vuota il sacco, l’armadio e anche la valigia, dato che non c’era nulla di suo, ma guadagna una bella tuta arancione trendyssima. Tutti in galera e storia finita. Speriamo anche la regista, sceneggiatrice, scrittrice, nonché figlia di…Francis Ford.
Piatto e monodimensionale, il prodotto è perfettamente in linea con i sagomati che sostituiscono gli attori per tutto il girato e acquisisce profondità solo due ore dopo la proiezione, quando si sta mangiando un boccone e lo si è dimenticato. Innovativa e avanguardistica nello stile di regia, la pellicola rappresenta una pietra miliare come primo esperimento di regia senza la regia e di sceneggiatura senza sceneggiatura: il prossimo passo è il cinema senza il film, ma per questo dovremo aspettare ancora, purtroppo. Sovrastimato da tutto il pubblico maschile, il film spegne le facoltà intellettive dei cromosomi Y presenti in sala i quali, alla fine, ricordando solo la linguona e le minigonne di Emma Watson, sono convinti di aver visto qualcosa di completamente diverso. Guardato con sospetto dal mondo femminile, il lungometraggio, alla lunga, come quelli che t’intortano solo per portarti a letto, dimostra che anche i gay risultano inaffidabili compari di reato.
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)
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