…Di Nuovo in Gioco!
Che il buon Clint avesse problemi di vista lo si era capito dalla convention repubblicana, quando vedeva persone che gli altri non vedevano sedute su sgabelli accanto a lui. La macchina delle meraviglie ha ben pensato di sfruttare la cosa per imbastire una storia stracciacoglioni con risvolti sportivi e l’impiego di un belloccio disponibile alla marchetta. Riuscirà il monumentale Eastwood, in pochi dannati minuti, a distruggere la sua immagine oscillando come un birillo ubriaco nella storia d’amore, grazie a Dio non cantata, tra Amy Adams e Justin Timberlake?
Carolina del Nord, che non è una mucca padana, ma uno stato degli USA. Gus Eastwood è un attempatissimo, ma efficace, osservatore degli Atlanta Braves, squadra della Major League di baseball. Le cose cominciano a peggiorare quando emerge un piccolo difetto di vista che a confronto il Geometra Filini è un’aquila. Demoliti tutti i mobili di casa e distrutto il garage con l’automobile, la vita di Gus si assesta, ma nubi oscure incombono, anche se per lui c’è sempre il sole finché non è fradicio. La squadra non ha più molta fiducia nel vecchiardo e il suo capo, Pete Panzone Goodman, scopre il problema dell’amico e, prima di affidargli l’ultimo incarico, chiede a Mickey, figlia di Gus e avvocato in carriera, di seguire il padre per aiutarlo a valutare il giovane botolo Bo Gentry: la mazza più veloce del sudest (solo sul campo, perché è bello come un’emorroide non operata).
Il vecchio osservatore la prende bene, più o meno come quando è rimasto vedovo, e sfancula Mickey al volo, ma la ragazza s’impunta come una cozza sullo scoglio e il buon Clint deve sfoggiare l’espressione numero due (disapprovazione con istinto omicida), prima di tornare velocemente alla numero uno (perplessità con istinto omicida). Prenotata una camera in un motel, Gus e Mickey cominciano a frequentare i campi di baseball, a litigare senza dialogo sulla loro mancanza di dialogo e a fare incidenti automobilistici quando guida lui. Siccome fin qui il film è piatto come il decolleté di Carla Bruni, entra in gioco il belloccio, Giustino Lago del Legname, ex giocatore preso da Gus e fresco osservatore dei Boston Red Sox. Mentre Giustino e Mickey s’intortano languidi, Gus deve affrontare il nemico interno, cioè un collega arrivista che lo vuole mandare in pensione e gli mette alle calcagna un pagliaccio con la pettinatura di Ken: l’amico omosessuale di Barbie.
Trascorrono i giorni e Bo Gentry sembra davvero un fenomeno, Giustino e Mickey sembrano davvero compatibili e Gus sembra davvero interpretato da Gunny interpretato dall’Ispettore Callaghan. Nel frattempo, lo studio legale per cui lavora Mickey, abilmente guidato dal Colonnello Nunziatella di “Spaceballs”, le dà il benservito. Con questo quadretto idilliaco si arriva all’ultimo match prima del draft: il mercato delle giovani promesse in cui la prima scelta è fondamentale per accaparrarsi i meglio dopati del circuito. Gus Occhio di Lince ha l’udito di un licaone e scopre, dal rumore della mazza, che Bo non sa battere le palle curve (e qui qualsiasi credibilità è finita nel cesso del mio vicino zozzone). Mickey si affretta a condividere la notizia con Giustino, ma i Braves non danno retta a Gus e si prendono il pacco. Giustino viene cazziato dai Red Sox e se ne va offeso come Fabrizio Corona dopo una sentenza.
Gus torna a casa con le pive nel sacco, mentre Mickey, facendo le valigie, scopre un talentuoso lanciatore messicano che vende noccioline allo stadio. Chiamato papà e organizzata la presentazione con i Braves, Gus ne approfitta per mettere di fronte Bo e il suo nuovo pupillo: il panzone fa una figura peggiore di quella che farebbe Oscar Giannino a un concorso di bellezza e il nemico interno è licenziato. Un tripudio: Gus è riconfermato con un contratto a vita (a occhio e croce sei mesi se gli lasciano la patente di guida); Mickey diventa la manager del messicano, scoreggiando sulle rinnovate lusinghe di Nunziatella e degli altri Spaceballs; Giustino se la scopa (tanto, per la parte che ha, è già grasso che cola) e si gode l’assegno della produzione; e il mitico Bo Gentry si apre un florido business nella vendita di frutta secca durante le partite.
Monotono e gustoso come l’acqua di mare, il lungometraggio assomiglia in modo inquietante, per piattezza, al Tavoliere delle Puglie, con la sola differenza che non vi cresce nulla, escludendo una fastidiosa e incredibile borsite allo scroto. Matematico e fortemente empirico, il prodotto rilancia l’utilizzo delle proporzioni aritmetiche nella costruzione del cast: Eastwood sta al dramma umano come Paola Binetti alla pornografia. Aperta e motivante, la pellicola lascia molto spazio al pubblico che può liberamente dedicarsi alle proprie caccole e inserirsi a piacimento nelle varie parti della trama senza perdere alcunché d’importante. Un inchino al grande Clint: l’ennesimo film e l’ennesima dimostrazione che, anche a ottantadue anni suonati, dà le piste al Monte Rushmore quanto a utilizzo dei muscoli facciali.
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)
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