…Intruders!
Spagnoli, inglesi, una fazza una razza. Trattati come casi a parte gli affetti da patologie oculari, nessun essere umano dotato di senno potrebbe mai confondere un inglese con uno spagnolo, a meno di non avere la testa nel cesso guardandoli mentre stanno defecando: lì qualche somiglianza c’è. Riuscirà una micragnosa produzione a basso costo, che ha investito tutto per l’attore protagonista e ha dovuto ambientare il film in Europa, a terrorizzare il pubblico pagante con la tensione generata dalla trama invece che con la pochezza umorale generata dalle idee presenti nel copione?
Città in crisi economica dove la vita fa schifo, Spagna. Il piccolo Juan vive con la mamma in un quartiere che farebbe schifo agli immigrati clandestini. La mamma, astuta puericultrice, ama far addormentare il figlio scrivendo con lui storie aberranti di mostri che rapiscono bambini e il pupo non si perde un incubo, anche quelli dei cinema di terza visione. Protagonista delle sue nottate è il terribile Senza Faccia: un tipo incappucciato che gli vuole fregare la faccia e se capita buttargli giù la mamma. Con grande freddezza, S.O.S. Mamma porta il pargolo da Don Dan Din, giovane prete di periferia con il vizietto di ripassare le parrocchiane. Nulla di fatto: niente esorcismo e per punizione si passa a Londra, dove John Farrow Owen, ingegnere edile, vive felice con la moglie Susanna Van Houten e la figlia Formaggina Mia, giovane adolescente con il vizio di sbucare nella stanza dei suoi mentre trombano.
In campagna dai nonni Mia trova, in un albero cavo, una scatola con un messaggio che narra le vicende del mostro Senza Faccia e decide, con intelligenza rara, di scriverne un seguito sul suo diario. Bastava semplicemente chiedere per essere accontentati: Senza Faccia si installa nell’armadio della ragazza e comincia a perseguitarla come un prete bostoniano con gli iscritti alla scuola elementare. L’unico a credere alla bambina è John che chiama gli invincibili di Scotland Yard, una torma di disadattati provenienti da una scuola differenziale, e fa installare in casa un allarme ultratecnologico, modello bombardamento Luftwaffe 1941, con telecamera fissa sul letto della figlia. Senza faccia è inesorabile e una notte, dopo una colluttazione con John, riesce a strappare il sorriso e la parola a Mia. Susanna dormiva beata: giornata dura con il postino e l’idraulico.
Intervengono i servizi sociali che dopo un esame accurato della pargoletta, decidono di tenere sotto osservazione la famiglia, mentre Scotland Yard requisisce i video di sorveglianza della casa. In Spagna non va tanto meglio al piccolo Juan: lui e la madre fanno a gara a chi dà maggiori segni di squilibrio, ma procedono imperterriti nella scrittura di storie aberranti. Grazie alla loro perseveranza artistica concorrono a un risultato importantissimo, cioè la coincidenza diagnostica tra autorità religiosa e autorità sanitaria che non si verificava dai tempi di Torquemada. Dopo l’ennesimo caso di apparizione di Senza Faccia, un esorcismo sfiorato e la difficoltà nella ricerca di un maschio da mantenimento che non abbia la tonaca e possa compiere i suoi doveri coniugali, i due si trasferiscono in un posto tranquillo: la campagna inglese; guarda caso nella magione dei nonni di Mia. Vuoi vedere che Juan è John da giovane?
Esticazzi; bucio de culo. Ben arrivati al trionfo della banalità. John, smascherato dai video, risulta un filo psicotico a causa di un tentativo di rapimento subito da bambino da parte di un malvivente e ha trasferito la paranoia alla figlia. Preso atto della dura realtà, l’uomo corre dalla mamma, invecchiata con la plastilina in faccia per risparmiare su un trucco credibile, e si sgrava del peso dei suoi traumi come un affetto da dissenteria fulminante. Mentre un rivolo di bava scorre dalla bocca degli ultimi sopravvissuti in sala, John torna a casa da Formaggina Mia e la assiste durante una crisi psicotica con cui anche lei si libera di tutti i mostri che la opprimono: acne giovanile, mestruazioni, primo rapporto sessuale, alitosi e prime prove di fellatio. Susanna per la prima volta partecipa all’azione, ma anche noi, per la prima volta, non ci domandiamo il perché della sua precedente letargia: probabilmente aveva visto il trailer.
Vista con grande sospetto da alcuni rami dell’industria dell’attrezzistica erotica, la pellicola è una pietra miliare di orticoltura cinematografico onanistica, a causa della tendenza di chi la osserva a prendere in considerazione una patata lessa come qualcosa di esotico da usare per la masturbazione al fine di spezzare la noia dirompente. Ottimo percorso terapeutico contro l’eccesso di autostima, il lungometraggio può essere recitato, alla bisogna, da chiunque e ha la funzione di deprimere immediatamente qualsiasi buona impressione si potesse avere di sé. Risposta artistica alla crisi occupazionale e alla sovrappopolazione, il prodotto è la dimostrazione che tutti, almeno per una volta, possono fare i registi con esiti certi sulla conseguente riduzione della popolazione mondiale. Menzione per la caparbietà di Clive Owen che ha cercato di recitare nonostante tutti gli altri seguissero un percorso professionale nettamente contrario.
Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)
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