mercoledì 2 maggio 2012

70 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…La Furia dei Titani!
La crisi religiosa ormai non risparmia più nessuno. Persino i pastafariani tremano mentre preparano il sugo con le polpette. Per combattere l’agnosticismo e l’ateismo, la cinematografia di genere produce un film intriso di machismo, misticismo, umanismo, spiritismo, dandismo, botulismo e meteorismo. La solida struttura morale del mondo è in pericolo, come la verginità anale a Sodoma. Riuscirà una trama scollegata come il cervello di Renzo Bossi a rendere plausibile la sostituzione del triumvirato della morte Alfano-Bersani-Casini con il più sicuro, competente e stagionato Zeus-Poseidone-Ade?
Antica Grecia, più o meno come stanno adesso i greci. Perseo Worthington, dopo aver sconfitto il Kracken per la gioia del Capitano Jack Sparrow, si è ritirato a fare il pescatore sulle pietrose scogliere greche, brulicanti di capre e olive. Lo scopo è crescere bene il figlio Helios, un bastardello bravo a intagliare il legno, dopo la morte della mugghiera Io, unica donna dell’antica Grecia ad avere una tomba con la lapide scritta in inglese. La pace è un miraggio perché papà Zeus Neeson, apprezzato come Abe Simpson, arriva dal Castello di Riposo dell’Olimpo per annunciare imminenti catastrofi: la gente non prega più gli Dei, che si stanno indebolendo, e il Tartaro si sta sgretolando consentendo a bisnonno Crono di uscire per l’ora d’aria dopo il cambio della padella. Perseo gli dice che preferisce rimanere in costa a trastullarsi il piccolo idiota e ad accoppiarsi con le diverse specie ovine.
Zeus si catapulta nel Tartaro per fare comunella con i fratelli, Poseidone Huston e Ade Fiennes, e con il figlio, Ares Ramirez, per fregare l’eredità del bisnonno, ma scopre suo malgrado che i piani sono cambiati. Ade e Ares hanno patteggiato una buonuscita e il titano sta per essere risvegliato grazie ai poteri dello stesso Zeus che viene messo in catene dopo la mattanza del tonno Poseidone, centocinquanta grammi di bontà in olio d’oliva. La prigione dell’oltretomba vacilla pericolosamente e una chimera sfugge con la missione chirurgica di incenerire il villaggio di Perseo. Mission complete! Perseo, leggermente alterato anche se l’attore fa di tutto per nasconderlo, si reca al diroccato Tempio degli Dei dove incontra Poseidone morente che gli racconta tutto, gli chiede di liberare Zeus, salvare il mondo e trovare suo figlio Agenore. In cambio Perseo ottiene il tridente del dio prima della sua prematura divisione in tranci e conservazione sott’olio.
In sella a Pegaso, Perseo si reca al campo militare della regina Andromeda Pike, intenta ad addestrare alla guerra migliaia di opliti infoiati. Guarda caso, proprio una coincidenza, Agenore è prigioniero lì, ma c’è di più: il figlio del mare conosce l’ubicazione dell’isola su cui vive Efesto, costruttore del Tartaro. Si parte! Arrivati sull’isola, la donna e i due eroi devono fronteggiare i ciclopi prima di scoprire che Efesto soffre di Alzheimer e parla tutto il giorno con una civetta di bronzo. Alla fine riescono a farsi condurre, mappa alla mano, all’ingresso del Tartaro, ma sono aggrediti da Ares che fredda lo zio rinco. I tre idioti rimasti si perdono nel labirinto in modo da incrociare l’anima di qualche defunto e una miriade di creature mitologiche, giusto per sfruttare il 3D: l’abbiamo pagato in anticipo, sembrava brutto. Alla fine del tour eccoci alla prigione di Zeus. Ade si ravvede e libera il moribondo fratello, ma Ares non cede e ruba la saetta divina del padre.
Fuga precipitosa con complicazioni renali per i vecchi in campo. Perseo ne ha gli zebedei pieni di Ares e lo sfida a singolar tenzone. Botte da orbi, colpi bassi, scoregge e ascelle pezzate precedono la morte del Dio della Guerra e il recupero della saetta: a questo punto si può ricomporre la Divina Lancia della Triade, la super arma per abbattere il mostro finale, composta dal tridente di Poseidone, dal forcone di Ade e dalla saetta di Zeus. La lancia è affidata a Perseo che decide di attaccare Crono, ormai libero. A difendere il campo Andromeda, che sagacemente si mette nelle retrovie insieme ai maschioni da habitué del bondage con catene quale è; Agenore, in trincea sotto le bombarde insieme ai reparti sfigati scelti; Ade e Zeus, rianimato dal fratello attraverso una cartella esattoriale EquiOlimpo inevasa da Crono. Perseo trafigge il Titano, che esplode in un delirio di flatulenza, il mondo è salvo, gli Dei finiti e finalmente Perseo Worthington può mettere a cane Andromeda Pike e dargli giù di zifonella per allargare la famiglia mitologica.
Pesante come mangiare a colazione il polpettone calabrese freddo di frigorifero con un bicchiere di cirò rosato caldo, il film rappresenta l’ennesima badilata di merda sull’intero genere mitologico fantastico, facendo addirittura rimpiangere le nobili monolitiche gesta di Mark Forest in “Ercole Contro i Figli del Sole”. Avveniristico come l’uso della pomata al cortisone per la cura delle emorroidi, il prodotto ha patito l’incapacità verbale e la scarsa verve del suo vero protagonista, Crono, a confronto del quale il King Kong di Rambaldi sembrava fluido nei movimenti come Roberto Bolle. Magnifica proposta di nuovo cinema d’azzardo, la pellicola coinvolge lo spettatore in modo totale attraverso un giro di scommesse in cui occorre indovinare in quale minuto Sam Worthington cambierà espressione. Stavolta, occorre dirlo, vince il banco: non l’ha mai cambiata.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

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