…The Woman in Black!
Dopo anni e anni sappiamo che fine ha fatto. Dai tempi della clinica “Salus Mea” non avevamo avuto più sue notizie e nelle nostre orecchie riecheggiano ancora gli spaventosi “Figghiu, figghiu”. La perfida Albione trema di paura al solo pensiero che lei possa stabilirsi oltre le bianche scogliere di Dover. Riuscirà la tremenda mamma della Belva Umana a inondare le pacifiche brughiere britanniche con il suo inimitabile pastrocchio di cioccolato e a farlo seguire dalla letale filastrocca “Dormi dormi figghiu santu, che la mamma sta qui accantu, mangiò tanto lo figghiuzzu che da bravo fa u ruttuzzu”?
Inghilterra, fine XIX inizio XX secolo. Il giovane avvocato Arthur Kipps Radcliffe (se a qualcuno venisse il dubbio del perché ha interpretato Harry Potter fino a trent’anni controlli la sua statura), dopo essersi giocato la moglie a causa di un parto andato male sta per giocarsi anche il lavoro. Lo studio legale MacParodi Levi, il più tirchio del mondo, lo incarica di recuperare ricche provvigioni dalla gestione dell’eredità di una vecchia babbiona, cliente appena defunta che ha pagato in anticipo. In cambio, Arthur potrebbe essere associato allo studio e avere una misera retribuzione con cui mantenere il suo piccolo figlio. Il nanerottolo parte e si reca in uno sperduto villaggio di campagna, dove viene accolto con la consueta ospitalità britannica, cioè peggio di un appestato suppurante. L’unico a dare retta al giovane avvocato è un nobilastro del luogo, tale Daily, che lo scarrozza in giro con la sua Rolls nuova di pacca.
Contattati i felicissimi eredi della carampana, Arthur scopre che l’unico bene da mettere all’incanto è una casa decrepita situata al di là di un paludazzo attraversabile solo due volte al giorno, quando si ritira la marea. Inarrestabile come un ufficiale giudiziario prima di un pignoramento, il giovane si reca alla magione e comincia a ravanare tra i vecchi documenti della defunta, accompagnato da scricchiolii, oscure presenze, allucinazioni a sfondo mistico, dissenteria e giocattoli sinistri che si muovono da soli. Dopo un primo esame, Arthur scorge una donna in nero che vaga per il giardino, ma non riesce a farle firmare una deposizione giurata in cui rinuncia all’eredità in favore dello studio. Finita la prima giornata, il nano va a cena da Daily e, saputo che la famiglia ha perso un bambino in tenera età, fa scompensare l’instabile moglie parlando del suo per qualche minuto con la sensibilità di un velociraptor.
Il secondo giorno di lavoro procede in compagnia del cane di Daily che, essendo il più intelligente dei due, dorme tutto il tempo. Arthur scopre che la babbiona, in gioventù, era stata giudicata pazza dopo la vedovanza e aveva perso la custodia del suo piccolo bimbo a favore della sorella, una strappona acida sposata a un vecchio porco. Il bimbo, in seguito, morì in tragiche circostanze (affogato dentro una carrozza in panne nel guano), peggiorando lo stato mentale della madre a livello Luca Giurato. Tornato al villaggio, dove viene accolto a pomodori marci, l’avvocato assiste alla morte tragica di un po’ di bambini: la figlia di due comparse si avvelena con del porridge, la figlia degli eredi si dà fuoco in una cantina e il clima generale migliora come dopo un terremoto in una vetreria. Daily svela la terrificante verità: la signora in nero della casa è lo spirito della pazza e ogni volta che viene vista si porta via un bambino in cambio del suo. Dirlo prima?
Il lillipuziano Harry Lawyer, mago dei cavilli, vuole restituire la salma del piccolo allo spirito per cercare di placarlo, secondo il comma 4 della legge interspirituale del 1862. Grazie alla Rolls dalle gomme lise di Daily e a una gomena non cazzata, i due recuperano il relitto della carrozza dal fango ed estraggono la mummietta giusto in tempo per portarla alla madre che urla, strepita, spegne e accende le luci, scoreggia, ma alla fine pare aver terminato la crisi isterica. Alla stazione di Incuboville arrivano persino il piccolo ariano figlio di Arthur e la colf gnocca, direttamente dal casting di “Lesbian Babysitter”, e tutto sembra finire a pudding e sherry, quando la dama nera ricompare e fa finire padre e figlio sotto il regionale per Ripon; Ripon in pace, amen. Sembra un destino beffardo, ma quello della pazza spiritica, accompagnata da un corteo di marmocchi morti, è un regalo per rincongiungere la famiglia Kipps nel regno degli inferi con conseguente iscrizione d’ufficio all’ordine degli avvocati. Far resuscitare la moglie proprio no?
Delirio allucinatorio di stampo lisergico, il film contagia con le sue sfocate visioni anche la critica più feroce che lo definisce “il miglior film horror degli ultimi vent’anni”, ignorando palesemente il terrificante documentario sulla vita dei critici che definiscono noiosi horror come i migliori degli ultimi vent’anni. Struggente nelle fasi concitate in cui non si riesce a riprendere sonno, l’opera raggiunge il suo picco nella scena in cui Radcliffe rischia di affogare in un metro e venti di mota continuando a dire “wingardium leviosa” e ha bisogno di un motore Rolls Royce da aeroplano per riemergere. Roboante nello sfarzo dei suoi effetti speciali, il lungometraggio mescola talmente bene tutte le carte a sua disposizione che a un certo punto si fatica davvero a comprendere di chi sia il russare in sottofondo. Del cane? Della dama in nero? Del pubblico?
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)
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