…Le Amiche della Sposa!
Capogiro dopo capogiro, dolori dopo dolori, gonfiori dopo gonfiori, tornano le grandi pagine di vita al femminile, le inconfondibili e toccanti vicende di un gruppo di donne con la “V” maiuscola, in omaggio all’organo con cui pensano. Riuscirà una squallida e trita commedia stracciamutande, tenuta insieme dalle nevrosi di una quarantenne vincente come un ronzino da macello con il meteorismo e lo scolo, a scuotere le tube di falloppio della salma di Liala e le prostate dei fratelli De La Rosiere, resuscitando la grande epopea letteraria del romanzo Tantum Rosa?
Milwaukee, giorni nostri, purtroppo. Annie Nevrotichin è una biondina slavata, priva di una qualsiasi forma di carattere che possa definirsi tale, brava a fare torte, ma pessima con gli affari, tanto da riuscire a far fallire la sua pasticceria. Senza soldi e senza prospettive, Annie è aggrappata come una cozza all’avvenente Ted, uomo che la caccia da casa con il sorriso sulle labbra dopo ogni trombata, e all’amica del cuore Lilian con cui condivide la vita dalle scuole elementari. Pepe su questa teglia di escrementi alla parmigiana, la donna vive con una coppia di fratelli, non suoi, con il quoziente intellettivo di Luca Giurato e l’avvenenza di Maurizio Costanzo: invertendo i fattori l’orrendo risultato non cambia. Lo scossone viene dato dall’imminente matrimonio dell’amica, che le chiede di fare da damigella d’onore e di organizzare tutto il movimento dei manzi da monta prematrimoniali.
La squadra delle damigelle sembra la fotocopia mestruata della stereotipia femminile: Rita, cugina infoiata di Lilian con tanta voglia di birillo; Becca, un nome un programma, idealista, sposata con un esponente di hezbollah vestito da Armani; Megan, cognata di Lilian, latrina del gruppo con evidenti disturbi psichiatrici; e Helen, moglie del capo del futuro sposo nonché figa di legno diplomata a Milano con lode. Quest’ultima, nonostante la bellezza da bambolina, è schifata anche dai gatti neri randagi emaciati per il suo atteggiamento falso come i quadri dei musei norvegesi e vuole prendere il posto di Annie nel cuore di Lilian. Si comincia con un match per chi è più patetica e lacrimevole nel fare un discorso alla festa di fidanzamento, si prosegue tirandosi palle da tennis sui capezzoli a cento all’ora al country club e si conclude aizzando le altre ad avere un’opinione che il pubblico non vuole perché allunga l’insostenibile proiezione.
Il giorno della scelta del vestito, Annie porta tutte a mangiare il churrasco in una bettola di immigrati clandestini, provocando problemi di stomaco a tutte, tranne a Helen che ha mangiato verdura bollita, proprio durante le prove abito nella boutique più chic della città (due francesismi e già mi viene la colite). Meno male che le donne sono più raffinate: non scoreggiano, non fanno ruttini, non fanno mai niente di sconveniente; Rita vomita nel water, Becca vomita in testa a Rita, Megan caga nel lavandino e Lilian, invece, la fa per la strada coprendola con il vestito da sposa in prova. La povera Annie è nel centro del mirino e la sua vita sarebbe più schifosa del solito se non fosse per il poliziotto Rhodes che cerca una relazione con lei. Bocciate le idee di Annie, Helen porta tutte a Las Vegas, ma sull’aereo rifila whiskey e antidepressivi alla bionda facendone una terrorista che costringe tutti allo sbarco a metà strada. Rita e Becca, ubriache, lesbicano in prima classe senza motivo.
Lilian mette in discussione l’amica come un qualsiasi allenatore dell’Internazionale Football Club e il rapporto scoppia quando Helen le frega l’idea della festa francese come addio al nubilato. Cacciata da casa dai due batraci, di nuovo a vivere con la mamma svampita, in rotta con Rhodes, pressata da Ted che vuole dei pompini mentre guida la Porsche e licenziata dal lavoro: la vita di Annie è quella tipica di una “culona inchiavabile” senza il titolo di Cancelliere. Lilian, però, ha bisogno di lei: Helen si è impossessata di tutto da brava psicotica persecutoria e l’amica è in crisi. A quel punto la biondina recupera il suo potere amicale, recupera il matrimonio, recupera l’amica, recupera l’autostima, recupera gli anticoncezionali, recupera il tarello di Rhodes e vola per una nuova strada del futuro lastricata di assorbenti interni, seni cadenti, ringiovanimenti vaginali, botox, nausee, menopausa, sesso cerebrale, liposuzioni e stipsi.
Quint’essenza del maschilismo involontario, il film induce la voglia di tornare alla gestione medievale dei rapporti tra coniugi in qualsiasi donna dotata di cervello. Inesistente come i preservativi durante un’orgia sponsorizzata dall’Opus Dei, la pellicola si prostituisce, in barba alle sue velleità di umorismo raffinato al femminile, alla ricerca di un momento da ricordare e si affida a capisaldi del cinema di genere maschile, come cacca a spruzzo e vomito, senza sapere come utilizzarli al meglio: la prossima volta chiedere al pubblico in sala, di sicuro affetto da entrambi. Clamoroso nei suoi spunti di deficienza, il film seleziona naturalmente il livello intellettivo degli esseri viventi finendo per essere apprezzato solo da quegli organismi che passeggerebbero con i sandali su un letamaio.
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