…The Presence!
La tensione. Il raccapriccio. Il brivido che corre lungo la schiena e si ferma alle natiche. Il sudore cola a fiotti, come durante una coda alle poste in Agosto, ma con la lentezza di un codice bianco in pronto soccorso. L’unità coronarica è già pronta ad accogliere le vittime di tutto lo spavento che può causare la ricomparsa di Mira Sorvino. Riusciranno un soggetto francamente discutibile, un casting francamente discutibile e soprattutto un regista francamente discutibile a battere il record di mutismo in un film in cui sono previsti dialoghi, sebbene non appena si sviluppino si rimpianga immediatamente l’assenza della parola?
Stati Uniti, boschi dell’orso Yoghi. La protagonista senza nome interpretata da un’attrice oggettivamente scarsa, che chiameremo Mira per sviare i sospetti sulla reale identità, si è ritirata nel cottage di famiglia per lavorare in santa pace. La casa si trova in mezzo a un lago su un’isola di proprietà della donna ed è priva di collegamenti con il mondo esterno, corrente elettrica, gas, telefono, interdet, idromassaggio, guardie del corpo e gigolò: praticamente intollerabile per qualsiasi essere vivente che non sia sociopatico. L’unico collegamento con l’umanità civilizzata è il proprietario dell’emporio locale nonché barcarolo di lago. Mira, tuttavia, non è sola, poiché la casa è infestata da un’inquietante e silenziosa presenza che ha smesso il tradizionale lenzuolo per una più comoda maglietta della salute manica lunga misto lana cotone.
La donna si nutre, dorme e lavora, ma soprattutto ha il coraggio di espletare nella terrificante latrina in legno sita nel bel mezzo del bosco e infestata dai ragni. Ogni volta che vi si reca, un uccello si schianta a tutta velocità contro la baracca, come un kamikaze pakistano, e muore: i miasmi della dissenteria non perdonano. Dopo un quarto d’ora di silenzio, finalmente arriva il barcarolo e il tentato record si interrompe con un dialogo di profondità rara: “Sta bene?”, “Sì”, “Ha bisogno di qualcosa?”, “No”. Sfumato il guinness il film deve reggersi solo sulla trama e crolla come Dorando Pietri a Londra nel 1908. Passa un giorno e l’interessantissima compagnia del fantasma di Squaquerville viene affiancata a sorpresa dal terzo senza nome: il boyfriend di Mira, che chiameremo Insulso in quanto interpretato da un attore omologo.
L’uomo, con cui Mira ha avuto una forte discussione sul colore delle piastrelle del boudoir prima di partire, è arrivato per chiederla in sposa e trionfa nel proposito grazie a un anello vinto con l’abbonamento a Cronaca Vera. Non c’è tempo di bearsi della vittoria che la sciolta lo coglie. Nella notte corre alle latrine e devasta la popolazione di gufi dell’isola. Sarà il posto, sarà l’espressione ebete del futuro marito, ma Mira comincia a sentire voci che le sconsigliano di sposarlo, descrivendolo identico al padre che abusava di lei bambina. La donna diventa più figa di legno di una milanese media e lui si strugge come il pecorino sulla grattugia. Intanto Squaquerville comincia a vedere le fattezze di chi sussurra nefandezze a Mira: un orrendo rosso de cavej e goloso de osej, il che spiegherebbe i suicidi contro la latrina, che ha in palmares una comparsata sfigata in Blade II e la parte del demonio in questo film assurdo. Il tormentatore circuisce l’anima in maglietta, promettendogli il potere, in modo che lo aiuti a togliere di mezzo Insulso.
Quest’ultimo viene attirato in una trappola e tramortito con una scoreggia, mentre la donna è sempre più legnosa a causa dell’intervento di Rosso Malpelo. Solo il ritrovamento provvidenziale dell’anello riesce a far uscire Mira dallo sturbo per qualche attimo e consente al fantasma buono, sebbene privo di voce, di aiutarla a trovare il corpo del relitto umano. L’inaspettata piega degli eventi scatena l’ira furibonda del demonio che cerca di scatenare un tornado sull’isola dopo aver consumato la sua suola sul culo dello spettro. Sembra tutto perduto quando scatta il turno del pomeriggio in Paradiso e l’angelo custode di Mira, un watusso culturista muto, può inoculare una cura medievale alle terga del diavolo, liberare l’anima di Squaquerville, che si rivela essere il papà inchiappettatore di Mira in cerca di perdono, e scagliare il tornado nell’Alacazzobama, tanto là sono razzisti e devono morire, sporchi musi bianchi. Insulso, purtroppo, sopravvive a questa ondata meteo-paranormale.
Delirio cinematografico assoluto, il film richiama talmente tante volte la defecazione da stimolarla all’eccesso anche nel resistentissimo pubblico femminile. Divertente come un ascesso genitale che dura un anno, la pellicola è talmente vuota da sembrare il frutto di un brainstorming tra autistici gravi. Canto della salma del cigno che aveva già cantato, il prodotto si candida seriamente come strumento non invasivo per effettuare una precisissima lobotomia frontale, sebbene servano poderose iniezioni di stimolanti per impedire al paziente di cadere in coma irreversibile nei primi interminabili diciassette minuti di silenzio e primi piani della Sorvino. Menzione particolare per la latrina infestata dai ragni, unica interprete all’altezza del ruolo assegnato, nonostante gli altri attori facciano di tutto per macchiarne il candore artistico con i loro interventi.
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)
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