lunedì 7 marzo 2011

34 - The Tourist

...The Tourist!
“O cara Venezia t’incanti, el xe tanto belo el to mar, mile gondole soni e canti, Venezia, me par de sognar!”. Erano belli gli anni dei dogi e della Serenissima, erano belli gli anni in cui un italiano poteva essere qualcosa di diverso da Nino Frassica in divisa da carabiniere, ma bisogna tornare alla cruda realtà delle cose: il dialetto è scomparso, sono tutti corrotti e ignoranti, dal portiere d’albergo al commissario di polizia. Riusciranno due divi di Hollywood a riportare un po’ di sano realismo in quest’Italia dove si ostinano a permanere le differenze culturali e la convinzione malsana che i treni siano scadenti e sempre in ritardo?
Parigi. La procace e labbruta Elise, amante del trucco a cazzuola e dei lineamenti morbidi, è l’unico anello di congiunzione tra il fisco britannico e il suo amante truffatore Alexander Pierce, debitore per centinaia di milioni. L’ispettore Acheson, scaltro come un diabetico in pasticceria, la tiene d’occhio con l’aiuto della Suretè e fa arrestare tutti quelli che si avvicinano. Per la legge dei grandi numeri, Pierce, in fregola, cadrà nell’astuto tranello. Il malfattore, invece, pensa bene di comunicare con la sua amante solo per lettera, facendo ingabbiare tre quarti dei corrieri postali francesi. Tutti maghrebbini, per la gioia delle banlieue. Alexander dice a Elise di infilarsi su un treno per Venezia e rimorchiare il primo fesso con la sua corporatura per sviare i sospetti. Su un Eurostar, pulito come non mai, la donna si attacca come una cozza a Frank Depp Sparrow Tupèlo Per Tutti, insegnante americano di matematica in visita nel Bel Paese.
I due flirtano in viaggio, consumando persino un pasto nel vagone ristorante senza rimanere intossicati, mentre Scotland Yard attiva ricerche sull’uomo scoprendo lo stratagemma di Alexander. Non così furbo, un passacarte corrotto avvisa il ganster Shaw Must Go On che il suo ex-banchiere Pierce, altri non è che Frank. Il malvivente parte con la sua muta di russi da guardia per andare a freddare il vecchio amico. Mentre Elise si trascina Frank come un barboncino da passeggio per i ristoranti di Venezia, il peggio del cinema italiano fa la sua comparsata con il pietoso Marcoré in veste di portiere d’albergo. Dopo una nottata sul divano della stanza di Elise con plaid azzurro ospedale e pigiama a righe stile carcerato casual, il povero Frank si trova a fuggire per i tetti inseguito dagli scagnozzi di Shaw. L’Interpol osserva e se la ride, Scotland Yard osserva e se la ride, anche Elise osserva un obeso in pigiama che zompa sulle tegole e si preoccupa.
Sbattuto il maresciallo Frassica in un canale, Frank è preda del commissario De Sica. Nell’Italia ideale del regista i carabinieri arrestano la gente e la portano alla polizia di stato. Il commissario è, nemmeno a dirlo, corrotto e scarica il povero matematico in braccio ai russi. Meno male che Elise si ricorda di aver interpretato Salt pochi mesi prima e salva l’ignaro spasimante con un’improbabile scena d’azione su battelli in abito da sera griffato, per poi abbandonarlo su un molo come un qualsiasi tunisino a Lampedusa. Alexander si fa vivo via lettera, ma Elise non ne può più: dove sono finiti quei bei gondolieri che consegnavano il loro timone alle turiste? Contattato Acheson, di cui rivela essere collega sotto coperta ehm copertura, Elise organizza il trappolone per Alexander al Gran Ballo del Doge, dove l’aitante Bova, Conte Gancia, ci prova spudoratamente senza successo a colpi di spumante omonimo.
Frank, inossidabile e innamorato, si presenta al ballo giusto in tempo per un due di picche, una danza e una caterva di mazzate da parte di Acheson che lo segrega in un furgone. Nel frattempo Elise riceve una missiva da Alexander e si reca all’indirizzo indicato, dove Shaw la sequestra e invece di dargli giù di zifonella si incaponisce sulla ricerca di una cassaforte. Trovata la cassa dietro a un fregio del cinquecento, Shaw minaccia di morte la donna per avere il codice, ma interviene Frank, liberatosi degli intelligentissimi sbirri, offrendosi di aprirla per salvare la tipa. Che eroe! Non vi ricorda Laplace? L’Hopital? Finalmente i cecchini, bloccati per mezz’ora da Acheson nella loro brama di sangue, sparano e lo spettacolare Shaw termina lì. Acheson arresta un turista a caso per giustificare quel casino e Frank si rivela essere Alexander con un colpo di scena degno di un film girato da Neri Parenti.
Capolavoro di dadaismo surrenale in cui emergono sia elementi di neorealismo, circa l’idiozia patentata delle polizie mondiali, sia elementi di alta fantascienza, circa la puntualità e cortesia su un convoglio delle ferrovie italiane. Politicamente esplosivo, il film rappresenta l’incubo di ogni veneto, prefigurando una Venezia priva di accenti, inflessioni e in cui il più veneziano è un attore siculo che imita un conte piacione. Intreccio pirandelliano in cui nemmeno il più cattivo dei cattivi riesce a essere minimamente credibile nel ruolo e potrebbe tranquillamente interpretare quello della protagonista femminile, statuaria Venere di Milo con le braccia e il naso. Aiuta contro la calcolosi e le infiammazioni alla prostata come e meglio di una cisterna di acqua termale Tamerici, sebbene non raggiunga la profondità di conclamati capolavori di genere come “Russian Spies Says Niet To Porn Career”.

Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

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Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

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