...Hereafter!
Dopo aver arrestato anche la zia del vicino, dopo aver addestrato masse di smidollati, dopo aver salvato la vita al presidente, dopo aver cercato di trombare Meryl Streep con tutto quello che ciò comporta, dopo aver sterminato vietnamiti, pellirossa, cubani e portoricani, dopo aver sacrificato la sua Gran Torino per un buzzicone orientale con la nonna sdentata, riuscirà Clint a lanciare la sfida all’avversario più ostico, alla summa teologica cinematografica, al “Malleus Malleficarum” della tristezza e a costruire un film a episodi intrecciati capace di non far rimpiangere “Fratelli d’Italia” dei fratelli Vanzina?
Thailandia. La frigida anchor-woman Marie de la France, della rete nazionale francese, si trova nel paese per il consueto tour nelle ex-colonie con annessi rimpianti. La donna si reca al mercato degli indigeni per comprare il solito ciarpame e fare sfoggio di sciovinismo nazionalista, quando viene travolta da uno tsunami. Durante il percorso benessere per le vie della città, Marie si prende una portiera in testa, comincia a vedere la luce alla fine del tunnel e viene salvata da una coppia di surfisti. Contemporaneamente, a San Francisco, George, nonostante riesca a vedere anche i parenti morti dei cani e possa lucrare sulle sfortune della gente, insiste come un idiota per andare avanti a fare l’operaio e frequentare corsi di cucina per circuire donne sole e deboli mentalmente.
Nel frattempo, a Londra, i gemelli Marcus e Jason lottano con i servizi sociali per non diventare vittime di un prelievo coatto a causa della madre, un’orrenda meretrice eroinomane con l’aggravante di assomigliare a Helena Bonham Carter. Proprio mentre si reca in farmacia a prendere la dose alla mamma, Jason viene stirato come una tenda d’organza da un minivan furgonato a trazione anteriore. Intanto, Marie è tornata in Francia. Ah, la France, l’amour, la television. La sua vita non è più la stessa dopo l’incidente: non riesce più a fare domande cretine agli ospiti, non riesce ad ammiccare ai telespettatori, non passa più la sua lingua voluttuosamente sulle labbra al cambio di notizia; insomma, persino Barbara d’Urso si vergognerebbe di lei. Anche il network comincia a schifarla e lei cerca di rilanciare la sua immagine scrivendo un libro: il ballottaggio è tra una mummia, Mitterand, una scommessa, la luce in fondo al tunnel, e un dubbio esistenziale, il bidet.
Negli States, contemporaneamente, tira un’aria agghiacciante. George, intelligente come l’attore che lo interpreta, riesce in pochi giorni a perdere il lavoro e una scopata sicura con una sciacquetta conosciuta al corso di Chef Tony sull’utilizzo di “Miracle Blade III”. La sua unica soddisfazione è ascoltare i romanzi di Charles Dickens letti alla radio da Derek Jacobi: praticamente la vita di un condannato con il 41 bis. Dopo un piccolo pensiero a una carriera di cartomante su una televisione provinciale italiana, rinsavisce e scappa a Londra sputtanandosi la liquidazione. Nel frattempo, in Inghilterra, Marcus, traumatizzato dalla scomparsa del fratello e affidato a due squallidi ottimisti, gira per la città, scampando ad attentati dinamitardi e cercando un sensitivo che lo metta in comunicazione con il povero Jason. Marie, invece di scrivere una cialtronata su un politico, decide di esplorare l’occulto e si reca in Svizzera alla clinica della Dott.ssa Von Tironen esperta in fenomeni parastatali parlanti.
Il libro piace talmente all’editore di Marie che la bandisce da tutti i cataloghi. Fortunatamente, una casa editrice messicana si offre di non lasciare il capolavoro a prendere polvere in un cassetto e lo vuole presentare alla fiera del libro di Londra. Tutti a Londra: Marcus c’è già, ma vorrebbe essere altrove; George sta finendo i soldi e ci rimarrà bloccato per sempre; Marie ci arriva con il consueto snobismo verso il vicino albionico. Alla fiera del libro George vede Marie e si fa venire la prima erezione della sua carriera di clochard. Marcus vede George, lo riconosce dal ritratto sul suo sito, e lo affligge con uno stalking serrato che non si vedeva dai tempi di “Attrazione Fatale”. George imbastisce una seduta paragnostica in albergo per togliersi dai piedi il marmocchio ed evitargli l’assideramento chiedendo in pagamento l’indirizzo di Marie. Bava alla bocca, George arriva dalla bella francesina, che come negli anni ’40, non disdice l’invasione americana.
Pellicola ambiziosa nei propositi e ambiziosa anche nella pretesa di legare l’aldilà e la stitichezza: un fenomeno inevitabile per almeno le due settimane successive. Clint scuote le coscienze dei benpensanti, dimostrando come persino un proletario sensitivo possa arrivare all’ambizioso traguardo di avere una radio, mentre racconta il commuovente conflitto tra un piccolo afasico e un sistema sociale che presto lo integrerà come uno dei suoi massimi dirigenti. Eccezionale e futuristica visione della popolazione francese strettamente suddivisa tra belle figliole abili con le mani e la bocca e laidi maschi da accoppiamento con il pallino del comando. Inizio di una “nouvelle vague” per il giovane Eastwood che, data l’età, si para il culo con l’aldilà, prospettando un incubo per tutti i viventi, cioè che i cadaveri comincino a parlare oltre che a popolare le assemblee parlamentari.
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)
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