lunedì 20 maggio 2013

111 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Anna Karenina!
Per la dodicesima volta nell’ultimo secolo, la mitica Anna torna sul grande schermo a frantumarci i testicoli, non fosse altro, per l’assortimento incomprensibile di donne d’incomparabile bruttezza. L’aveva sfangata molto bene in “Orgoglio e Pregiudizio”, nonostante l’inutilità del bustino e l’assenza di un qualsivoglia decolleté. Riuscirà la fenomenale protagonista a infrangere in scioltezza il Guinness World Record sulle espressioni facciali distorte e comiche, mentre gli altri attori cercano di capire il significato dei nomi russi presenti sul copione e quale sia il loro personaggio?
Russia, il paese dell’allegria, XIX secolo. L'aristocratica tavola da ramino Anna Marchesini Knightley Karenina è sposata con il Aleksej Law Karenin, un ufficiale governativo con l’attaccatura dei capelli sulla nuca e lo sguardo penetrante di un depresso di lungo corso, e ha un figlio, Serëža. Suo fratello, Stiva, un ufficiale civile oltre che un deposito navale, ha tradito la moglie Dar'ja Aleksandrovna (detta Dolly, come la pecora) e l’orripilante Anna viene chiamata da San Pietroburgo a Mosca per convincere la pecorina Dolly a non lasciarlo. Durante il viaggio in trenino elettrico (la produzione non ha badato a spese), Anna conosce la Contessa Vronskaja Trombajevna e l'affascinante figlio, il Conte Jas Ga Vronskij, anch'esso ufficiale, nella fattispecie coglionnello. Mentre questi bacia la mano ad Anna con lingua, in stile Loris Batacchi, un addetto della ferrovia con famiglia a carico viene ucciso, investito dal treno che sta controllando (e qui due persone normali avrebbero capito l’antifona).
Nello stesso momento, Konstantin Dmitrič Dai La Cera Levin La Cera, amico di Stiva, arriva a Mosca per chiedere la mano della sorella minore di Dolly, Kitty (manca Pussy e sembra un pornazzo), al secolo Katerina Ščerbackaja Figovna Legnova, la quale però rifiuta, aspettando una proposta dall’algido Conte Vronskij. Anna, dopo aver parlato con Dolly e scossa dalle insistenti attenzioni di Vronskij, che le fa le lingue mentre ballano la mazurca valzerata, ritorna immediatamente a San Pietroburgo, tanto il marito ha l’effetto del bromuro, ma Vronskij la segue sullo stesso treno (nessun morto stavolta). Levin ritorna al podere che gestisce lui stesso, abbandonando ogni speranza di matrimonio, insieme al fratello: un orrendo bolscevico moribondo che vive con una zoccola. Anna, dopo aver dato un’altra occhiata al coniuge, decide di ascoltare l’urlo della sua vagina e inizia una relazione passionale con il Conte Vronskij, rimanendo incinta (scopando otto volte al giorno sarebbe stato sospetto il contrario).
Durante una gara equestre tra pupazzi decorati, Anna manifesta i suoi sentimenti al pubblico e al marito, preoccupandosi quando il Fico Conte cade da cavallo. Karenin s’impunta come un pingone, quale è, e, invece di divertirsi a rovinare la consorte, la minaccia di non farle più vedere quell’idiota di loro figlio: un cazzo di mammone che invece di sparare ai cervi gioca con i trenini. Anna si oppone con tutte le espressioni rancide che conosce, il caleidoscopio degli orrori, e Karenin comincia a valutare la possibilità di divorziare. Solo le complicazioni del parto, qualche faccina strizzata e una bella figlia di quindici mesi, fanno ripensare Karenin che, al suo capezzolo (unico indizio che la protagonista abbia una ghiandola mammaria), perdona Vronskij. Anna migliora (solo da punto di vista medico, perché per il resto rimane un cesso), e decide di partire per l'Europa con il Conte e la loro figlioletta Anja (che fantasia cambiare una consonante) senza aver ottenuto il divorzio, che lei stessa ha chiesto (Karenin è un coglione, anche lo Zar lo ha capito).
Nel frattempo Levin La Cera e Kitty si riconciliano (cioè lui si zerbina e lei gliela fa annusare) e si sposano (eccallà, incastrato e con mazzi di corna). Ga Vronskij e Anna tornano in Russia. Karenin è supportato e plagiato (forse anche altro) dalla contessa Lidija Illibanskji che gli consiglia di tenere Serëža lontano dalla madre, ma Anna è determinatissima a rimanere la figa dominante ovunque, sotto gli occhi increduli sgranati di Karenin. Anna, tuttavia, è gelosa di tutto, s’incammina sulla strada della schizofrenia e non sopporta che esistano donne con le tette. Mentre Vronskij è a farsi gli affari suoi, Anna, confusa e felice, triste, annoiata e asciutta decide di diventare la nostra Venere storpia e si getta sotto un treno per la gioia della famiglia del ferroviere tranciato a inizio pellicola. Karenin Law, stereotipo dello sfigato, si vede rifilata la marmocchietta che dovrà mantenere almeno sin quando non vorrà seguire le orme della madre.
Compendio particolareggiato delle contrazioni muscolari del viso, il lungometraggio sembra il dizionario della smorfia, sfortunatamente non quella napoletana, quindi se doveste sognarlo si tratta di un banale incubo e non vale lo sforzo di associare cose a numeri per vincere al lotto. Chiaro ed efficace nei suoi elementi statistici, il prodotto è la dimostrazione che la ripetizione sterile dei fattori che hanno generato un colpo di culo non genera a sua volta un colpo di culo. Clamorosa e delirante nelle sue contestualizzazioni razziali, la pellicola genera confusione estetica nello spettatore assegnando a un popolo esteticamente orribile, qual è quello inglese, l’interpretazione di un popolo esteticamente gradevole, qual è quello russo: praticamente come chiedere a una merdaccia da marciapiede di interpretare un uovo di Pasqua. Una menzione per la Knightley che insegue la statuetta dandosi un tono, quando è ormai evidente che si può vincere solo con le cadute: di tono e non.

Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

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Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

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