…The Resident!
La testa gira e alla fine non si sa dove ci si trova. Potrebbe essere la testimonianza di una persona drogata con le benzodiazepine, invece è la squallida realtà di tutti coloro che inseguono la tensione e si trovano di fronte a un minestrone di luoghi comuni ben al di sopra di una chiacchierata con un anziano su un treno regionale qualsiasi. Riusciranno un’attrice più puntuta di un porcospino e uno strano cocktail genetico tra difetti di diversi attori famosi a regalare al pubblico sognante una performance degna delle latrine pubbliche di Nairobi durante un giorno di sciopero della società spurghi?
New York, USA. La dottoressa del distretto genitale Juliet Mascella a Poligono Swank professa la sua attività al pronto soccorso di un ospedale pubblico, dove risistema le membrane cardiache dei feriti da arma da fuoco con filo di ferro, spago e cucitrice a punti. La ragazza cerca casa disperatamente, avendo trovato il suo ex, un pingone con lo sguardo affascinante di una tarantola cieca, a letto con una bambolina a fare le cosacce. Come in ogni reality che si rispetti, Juliet trova un fantastico appartamento in stile inizio secolo multi accessoriato in centro a due soldi di affitto: a chi non capita oggigiorno. Bloccata la casa, la dottoressa conosce Max Insulso Morgan, padrone dello stabile apparentemente timido come un ragazzino delle medie alla prima sega, e il nonno di lui, un ex-vampiro, ex-stregone, ex-cavaliere sith che lancia messaggi inquietanti mentre spia gli inquilini del palazzo. Ah, a proposito, nel palazzo non ci sono inquilini, ma la donna ha voglia di ca…sa e non ci fa caso.
Trascorsa la prima mezz’ora assistendo alle ripetute tolette di Miss Swank, un atlante anatomico perfetto dello scheletro umano, dato che la sciacquetta difetta di carne e si fa fatica a chiamarla donna, viene il momento della fase due: dimenticare il merluzzone sostituendolo con un altro pesce di mare. Il caso vuole che Juliet incontri Max a una mostra e tenti di sedurlo. Lui resiste, nonostante il pisello barzotto, grazie a una terapia d’urto: si infila in un’intercapedine dello stabile e spara tre chiodi nel suo braccio destro con una sparachiodi. Il nonno, un vero ardito, gli dice che è un pervertito e Max lo ammazza con un’iniezione di Preparazione H per endovena. Libero di sfoggiare la sua totale assenza di carisma, Max ci riprova con la dottoressa, ma lei lo respinge perché anela ancora il becco di Jack, che si è rifatto vivo. Attendendo il suo uccellone preferito, la tipa si mastruzza nella vasca da bagno, ma non gode perché si sente osservata.
Ed ecco il colpo di genio del regista. Svelare a metà film che l’incontro tra Max e Juliet è stato favorito dallo stesso uomo che, non contento, spia dalle intercapedini attraverso gli specchi e le prese della corrente. E adesso? Sesso, azione ed effetti speciali in ordine sparso. Max vede la donna che limona violentemente con il suo ex non più ex e si ingelosisce a tal punto che la droga con del vino e se la ripassa per due o tre notti. Avendo seguito le lezioni per almeno il primo anno di corso, Juliet capisce che c’è qualcosa che non va: coscientemente non l’ha preso eppure gode di tutti i benefici di averlo preso. Chiama un tecnico e fa installare delle telecamere in casa che immortalano il barbuto mentre se la luma come una puledra con i bollori. Juliet è sconvolta; cerca di chiamare Jack, ma squilla l’intercapedine accanto alla cucina: il tonno pinna gialla è incappato nella tonnara Max e ha fatto una fine peggiore di Prometeo.
La donna tenta la fuga, ma il maniaco è Max di nome e di fatto e la raggiunge prima dell’ingresso. Il porcone cerca di trascinare Juliet in un’intercapedine, ma lei si divincola, sfrutta le arti della boxe apprese in “Million Dollar Baby” prima della paralisi e ingaggia un duello rusticano con l’assalitore che per difendersi prende la fedele sparachiodi. Mentre tutti si aspettano che spigolina faccia la fine di un puntaspilli, si dimenticano che lui è un mix genetico sbagliato, cioè un George Clooney con il sorriso obliquo non affascinante montato su un Gerald Butler incapace di girare sequenze d’azione. La frittata è fatta: lui inciampa come un ubriaco sulle frattaglie del nonno, lei afferra l’attrezzo, quello da carpentiere, e comincia a trafiggerlo con inusitata violenza in tutti i punti anatomicamente dolorosi e mortali. Dopo qualche secondo, con una dozzina di chiodi piantati nel cuore, Max muore e Juliet può finalmente masturbarsi in solitudine durante il bagnetto della sera.
Incredibile delirio di carpenteria amatoriale, il film rappresenta una brillante via per l’inserimento lavorativo dei disadattati, insegnando alla perfezione come ristrutturare il proprio appartamento con l’aiuto di uno psicopatico armato di sparachiodi. Inestimabile risorsa per la ricerca sociologica sui generi, la pellicola permette al pubblico maschile di immedesimarsi con un eunuco ogni qualvolta la protagonista prende contatto con la vasca o si spalma di crema idratante. Ripudiato dall’American Medical Association, il prodotto propone la figura di un medico infoiato che fa jogging in canotta con temperature polari, rimorchia casualmente, dà il suo fiorellino illibato al primo moscone, lascia crepare dei vecchi dementi sotto i suoi occhi e va a letto con i capelli bagnati sotto una finestra aperta. Pornograficamente disgustoso, sembra di vedere un orso schizofrenico che corteggia una palma da datteri per un’ora e mezza.
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)
Nessun commento:
Posta un commento