…Drive Angry!
Nick Cage è tornato e con lui le tonnellate di plastica e crine che servono a farlo sembrare giovane quando è in realtà un vecchio orribile scarso attore, sebbene idolo indiscusso di The Riccardelli Society. Basta con parti in cui gli viene sempre il fiatone; ora, finalmente, può ammazzare tutti i cattivi da seduto in un ruolo tagliato apposta per la salma di Humphrey Bogart, sebbene essa lo abbia rifiutato per questioni di soldi. Riuscirà il nostro eroe a farsela sbattere in faccia per l’intera durata delle riprese e ad avere difficoltà erettili degne di quelle di Sean Connery in “Entrapment”?
Stati Uniti, Caro Vecchio Sud. Milton Pelle di Daino Cage è un vecchio agghindato come un giovane con l’hobby di uccidere satanisti ignoranti. Il suo obiettivo è il loro capo, tale Reverendo Jonah King, un pagliaccio vestito con le tende rosse del suo cesso riattate a camicia che ha ucciso la figlia e rapito la nipotina dell’uomo per sacrificarla in un misterioso rito pagano. Dopo aver maciullato tre scappati di galera, Milton viene a scoprire che il luogo del rito è una ex prigione della Louisiana, ma i tre gli hanno distrutto l’automobile. Per recuperare un nuovo mezzo Miltone Secco Marone aggancia la giovane Mi Ammazzo Di Piper: cameriera infoiata in un organico di cameriere infoiatissime, con il vocabolario di un muratore che si è tirato una martellata sul dito. Per ottenere un passaggio il vegliardo è costretto a distruggere a calci in culo Frank, il fedifrago compagno della biondina che, nel frattempo, amplia il suo repertorio di insulti e volgarità.
I due inseguono il reverendo viaggiando tutto il giorno e la notte si fermano in un motel. Tutti quelli che incontrano e che conoscevano il rudere erano convinti della sua morte. La cosa non frega nulla all’ennesima cameriera che si porta Milton in camera per tentare il miracolo della liquefazione del sangue nei corpi cavernosi. Anche Piper aggancia un efebo, ma preferisce farsi mettere lo smalto alle unghie dei piedi. Jonah, visto che gli inseguitori perdono tempo in cose futili, decide di andare incontro al cacciatore e di tendergli un agguato mentre cerca di rianimare la sua lumaca. A corto di idee gli sceneggiatori decidono di ripetere una scena già vista in “Shoot’em Up”, ma con le possibilità date da un infermo. La fatica dell’eroe che ammazza i suoi nemici sparando mentre tromba, beve e fuma un sigaro, viene ammortizzata dalla posizione seduta e dallo slow motion. La reputazione di Cage è salva, come l’orgasmo della cameriera.
Alle costole di Milton, che si scopre essere sfuggito dall’Inferno per vendicare la figlia, c’è anche Il Contabile, un fantoccio in giacca e cravatta che si spaccia per agente dell’FBI, cioè per un altro fantoccio in giacca e cravatta. Grazie ai suoi superpoteri riesce a raggiungere i due fuggitivi, che riescono a farsi beffe di lui grazie alla pistola multi canna antianime stendi-Dei che Secco Marone ha rubato dalla mensola sul camino dell’ufficio di Satana. Ancora uno scontro con King e i suoi scagnozzi prima di incontrare Webster, vecchio compare di nefandezze di Milton, che gli regala la macchina e un arsenale degno dello sbarco in Normandia. Anche il Contabile, sopravvissuto allo scontro, comincia a empatizzare con questo vecchio sudato e ansimante, con un occhio di ceramica e i capelli di lana di vetro, che insegue dei giovani virgulti e decide, conosciuto l’intento di King, di lasciarlo fare. Non prima, però, di averlo ricattato, minacciando la verginità auricolare di Mi Ammazzo Di Piper, per farsi restituire la pistola scanna-Dei.
Mentre il rito sta per cominciare Cage irrompe con la sua sedia a rotelle truccata da macchina e, sempre da seduto, comincia una carneficina di satanisti che non si vedeva dall’irruzione della Spaccaossa in “L’Armata delle Tenebre”. Il regista ha sudato freddo, ma, grazie a una scopiazzata, anche qui l’immagine del protagonista è rimasta illibata. La macchina è tutta una fiamma, l’ultima comparsa satanista infligge ferite gravi a Milton, che è immortale, ma è interpretato da una carcassa umana e quindi arranca. King si diverte a infierire, ma interviene Piper con la pistola scassa-Dei, sottratta al Contabile, che io avrei già licenziato per manifesta coglionaggine, e comincia a distribuire il suo verbo alla massa. Restano solo la scaloppina con il tupè e il reverendo. Con l’ultimo rantolo da prossimo infartuato Milton spedisce King all’altro mondo, si beve una birretta dal suo teschio, consegna la sua nipotina in fasce a Piper, ottima madre soprattutto per insegnare le maniere eleganti alla piccola, e se ne torna all’Inferno sulla Torpedo Blu del Contabile.
Summa teologica di tutte le boiate conosciute dall’uomo, il film si distingue solo per il superlavoro imposto alla censura nei paesi dove domina l’integralismo religioso, in cui dura pochi minuti e comprende solo i titoli di testa e di coda. Apprezzato in blocco dagli Accademici della Crusca, il prodotto ha finalmente reso palesi gli infiniti e creativi usi delle parole “cazzo”, “figa”, “merda”, “stronzo” e “scopare”, riuscendo persino a strappare un sorriso alla Cei che ha ammesso, come per le bestemmie, che anche le parolacce vanno contestualizzate e che senza di esse la pellicola non avrebbe retto. Volgare come un’invettiva di Vittorio Sgarbi, il lungometraggio purtroppo manca completamente del pathos necessario per meritare l’attenzione persino del forbitissimo pubblico di Pomeriggio Cinque.
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